Un luogo di avanguardia dentro un quadro antico
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Sala 1 e' un'associazione culturale fondata nel 1970 dallo scultore Tito Amodei, e' impegnata nella ricerca sperimentale dell'arte contemporanea, dell'architettura, del teatro e della musica. Sala 1 e' uno spazio storicamente noto nel panorama artistico romano non solo per la sua intensa attivita', ma anche per la sua suggestiva collocazione nel complesso del Santuario Pontificio della Scala Santa a San Giovanni. Sala 1 e' diretta da Mary Angela Schroth, oltre ad un'e'quipe di specialisti del settore. La Sala 1 opera per la promozione e la divulgazione dell'arte contemporanea sperimentale e si e' distinta per la programmazione orientata ad accogliere progetti nazionali e internazionali inediti in Italia. Recente esempio: Pavilions of Iraq and Bangladesh alla Biennale di Venezia 2011. Accanto all'attivita' espositiva, si propone come luogo attivo per manifestazioni di elevato livello professionale: riunioni, seminari, laboratori ed conferenze stampa. In questa prospettiva, la programmazione culturale, oltre all'ambito plastico-figurativo, ha ampliato i propri confini verso altri settori, come la musica, il cinema, il teatro, la videoarte la performance e l'architettura. |
![]() Festival Fotografia di Roma 2002: opere di S. Fontebasso De Martino |
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Highlights degli anni passati sono: Mosca Terza Roma nel 1989 (in collaborazione con Giuliano Gori); Contatto (Giappone); Orlan; 5 artisti dal Brasile (con Achille Bonito Oliva); Incroci dal Sud (artisti dal Sud Africa in collaborazione con la 1993 Biennale di Venezia); Halal (Israele); Double Dutch; Biennale d'Arte Sacra Stauros; Adolf Wolfli; Africana; Gesti Unici (rassegna perfomance); Seguenze Labili e seria Videozoom (rassegne video); Vitalita' del Moderno ( 4 architetti italiani); Alf Kumalo (fotoreporter dal Sud Africa); Gli alberi dei bambini (mostra-laboratorio delle scuole materne di Roma).. La Sala 1 si avvale del sostegno economico di Istituti Culturali stranieri, Fondazioni, Ministeri, Ambasciate, Istituti di Credito, Multinazionali, Industrie. Tra i partecipanti alle iniziative finora svolte segnaliamo: |
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ABN - AMRO BANK ACCADEMIA DI FRANCIA ACCADEMIA TEDESCA AFAA AGIP AIDOS ALCAN SPA AMBASCIATA DEI PAESI BASSI AMBASCIATA DEL BELGIO AMBASCIATA DEL SUDAFRICA AMBASCIATA DI FRANCIA AMBASCIATA DI ISRAELE AMBASCIATA DI MACEDONIA AMBASCIATA USA ANSALDO ARTS COUNCIL OF WALES ASS. ITALIA GIAPPONE BANCA DI ROMA BANCA NAZIONALE DEL LAVORO BANCO AMBROSIANO VENETO BRITISH COUNCIL CEI Conferenza Episcopale Italiana CENTRO CULT. CANADESE CENTRO CULT. FRANCESE COMUNE DI BERLINO COMUNE DI DUSSELDORF COMUNE DI ROMA COMUNE DI TERMOLI COMUNE DI VITERBO CONFINDUSTRIA ENICHEM USA EUROGARDEN FABBRONI COSTRUZIONI |
FIAT FIUMARA ARTE DI A. PRESTI GOETHE INSTITUT HENRI MOORE FOUNDATION HONDA TOYOTA MITSUBISHI IN/ARCH Istituto Nazionale di Architettura ISTITUTO AFRICANO E ORIENTE JAPAN FOUNDATION LIVOLI TRASPORTI MINISTERO AFFARI ESTERI MINISTERO BENI CULTURALI MLAC - UNIV. DI ROMA MONTEDISON MOVIMONDO MOLISV MUSEE DU QUEBEC NESTLE' NORDMENDE NOUVELLE FRONTIERES NUOVA ITALSIDER PICA SPA PROGETTO MUSICA IST. GIAPPONESE DI CULTURA PRO-HELVEZIA RECCHI REGIONE LAZIO ROSCIOLI HOTELS SAATCHI & SAATCHI SIP / TELECOM SONY CANON PIONEER TECNO DATI - MILANO TNT TRACO TOTAL MINERARIA VARIG WELCOME ITALIA |
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Sala 1 dentro e fuori le mura, testo di Emilia Jacabacci nella rubrica "Zenith" nel sito LUXFLUX n. 1/2003 |
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Festival Fotografia di Roma 2003: "Dentro e fuori le mura" a cura di D. Mormorio |
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| Sala 1 |
Dentro e fuori i monasteri |
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Tra gli spazi espositivi che nella capitale sono riservati all'arte contemporanea ormai nota la galleria Sala1, con le sue ampie arcate di mattoni a vista e il suo giardino con vista archeologica. Sintesi perfetta di sacro e profano, la galleria si trova nel complesso pontificio in piazza di Porta S. Giovanni e occupa gli spazi che, in base al progetto degli anni trenta, costituivano la cripta del Santuario della Scala Santa, il cui ampliamento non fu mai portato a termine. Pensato dunque come spazio sacro e inserito in uno dei luoghi religiosi della citta', Sala1 sembra conservare nelle sue strutture la suggestione e il fascino dei luoghi cultuali e, nello stesso tempo, come spazio per l'arte in continua sperimentazione, reinventarsi una nuova identita': in questa rivisitazione e prosecuzione del passato nel presente che la galleria fa suo e riflette il carattere precipuo della citta', nell'incessante stratificazione e commistione di storia e di cultura che da sempre la contraddistinguono. La destinazione di queste strutture a luogo polivalente per l'arte contemporanea risale al 1970 e alla figura dello scultore Tito Amodei che, insieme ad un gruppo di collaboratori, ne bonifica gli spazi e da' vita all'associazione culturale no-profit. Amodei segue in prima persona l'attivita' espositiva di Sala1 fino al 1976 quando decide di affidare la direzione artistica agli artisti stessi : Sala1 diventa cos", nella seconda meta' degli anni settanta, un importante luogo di effettiva sperimentazione artistica ed espositiva (tra l'altro, di questi anni l'attivita' di Enrico Crispolti e Mirella Bentivoglio e l'esperienza de "La Scala" di Domenico Nardone con le prime mostre del gruppo di Piombino). Con la direzione di Mary Angela Schroth, dal 1986, Sala1 si orienta sempre di piu' alla realizzazione di progetti inediti e sperimentali con una programmazione sfaccettata che abbraccia diverse e molteplici iniziative con uno sguardo attento all'arte internazionale: ricordiamo "Mosca Terza Roma" che nel 1989, anno di importanti rivolgimenti politici e sociali, da' spazio all'arte sovietica, o "Incroci dal Sud" che, in collaborazione con la Biennale di Venezia, propone artisti dal Sud Africa. Sala1, come si vede, non legata a precisi ambiti culturali o espressivi, quanto piuttosto ad una proposta d'arte poliedrica, aperta a seminari, laboratori e incontri per una collaborazione fattiva tra diverse istituzioni e gruppi di lavoro. La galleria in questo senso non piu' solo il luogo per l'artista e per l'opera ma diventa uno spazio di interazione tra diverse realta', luogo di incontro per l'arte e la cultura in cui realizzare progetti complessi. E' in quest'ottica attenzione alla sperimentazione artistica e di collaborazione internazionale che si inseriscono anche i prossimi progetti della galleria: per i primi di settembre infatti in programma "Fuoriluogo 8 - Arte del Molise a Roma ", che per la prima volta presentera' a Roma una selezione di artisti molisani contemporanei. Frutto di un inedito scambio tra la galleria Sala1 e l'associazione "Limiti Inchiusi" di Campobasso, la mostra non solo un'occasione per far conoscere le direzioni della ricerca artistica contemporanea al di fuori dell'ambito regionale ma anche un'iniziativa di apertura e di scambio tra avanguardie e sperimentazioni diverse: dall'1 al 20 settembre a Campobasso sara' infatti ospitata la mostra "Afritalia" che, a cura di Mary Angela Schroth, presentera' in Molise sette artisti africani attivi nel nostro paese. Un progetto dunque che, ancora una volta, fa dell'arte una proposta concreta in grado di abbattere e superare confini e nazionalita' per divenire un incontro tra i diversi linguaggi della ricerca artistica e un momento in cui rivelare l'unita' complessa della realta' nella composizione di identita' e differenze che costituisce il luogo vivente del contemporaneo. Sala1 Piazza di Porta S. Giovanni,10 00185 Roma tel.06/7008691 e-mail sala_uno@tin.it mart-sab 16,30-19,30 |
Alla sua seconda edizione, il Festival Internazionale di Fotografia di Roma dall'8 maggio al 22 giugno invade la citta' con piu' di quaranta esposizioni che si inseriscono e vivificano il tessuto artistico della capitale con l'evidenza e la forza dell'immagine: a partire dai Mercati di Traiano, che per l'occasione divengono teatro degli scatti di Josef Koudelka, Fotografia si dirama tra i piu' importanti luoghi artistici e istituzionali della capitale - da Palazzo Braschi, alla Centrale Montemartini, al Macro e all'Auditorium - fino agli spazi privati protagonisti di questa Reinassance romana del contemporaneo: dalla Fondazione Olivetti, agli Istituti di Cultura, alle Gallerie d'arte, Fotografia diventa un percorso d'arte nell'arte e costruisce un mosaico di immagini tra le vestigia della capitale in cui ogni tassello contribuisce a dare una visione globale e sfaccettata della contemporaneita' multipla e sfuggente. Il tema di quest'anno quello delle Comunita', da intendersi senza limiti di definizioni: comunita' come nuclei etnici, ma anche come identita' culturali e sociali che vanno a comporre il quadro frastagliato e contraddittorio delle nostre differenze. La fotografia contemporanea risponde a quest'appello con uno sguardo impietoso e lucido nello stridore delle contraddizioni in cui si trovano a convivere il mondo della movida madrilena e la miseria della Russia, i fantasmi umani in esodo dal Kosovo e l'universo adolescenziale e futile delle ragazze di Beverly Hills. In quest'ambito la galleria Sala1 presenta una mostra che sembra collocarsi come un'oasi di riconciliazione con la realta': con gli occhi di tre fotografi italiani, "Dentro e fuori i monasteri" propone la realta' senza tempo delle comunita' monastiche e diventa un momento di black out dalla frenesia del consumismo e dalla durezza della miseria che ne contraltare, in cui la "comunita'" diventa sinonimo di una dimensione condivisa e intima, silenziosa e pacifica. La mostra, curata da Diego Mormorio, presenta una selezione dei immagini di Gianni Berengo Gardin, Gianfranco Lunario, Simona Filippini e Giuseppe Leone e ci da' il ritratto di un mondo lontano dalle luci della ribalta, che pure diventato negli ultimi anni oggetto di interesse sempre maggiore da parte della collettivita'. Con il suo occhio intrusivo la fotografia ci lascia entrare da un punto all'altro dell'Italia oltre le soglie dei conventi di clausura, nei monasteri, nelle stanze di lavoro, nei cortili: dalle suore operose o in preghiera di Catania o Siracusa di Giuseppe Leone alle suore di Clausura di S.Chiara di Assisi di Gardin, al Monastero Benedettino di S.Scolastica a Subiaco delle fotografie di Lunario. Giuseppe Leone ci da' un'immagine profondamente evocativa di una spiritualita' intensa e pregnante sullo sfondo si una Sicilia barocca e, citando Gesualdo Bufalino, (e') alla Sicilia s'accosta come a un impervio corpo di donnae' ora sfiorandola appena, ora facendole teneramente violenza; ora guardandola con finta pigrizia, come dal balcone di una stella remotae'" , Simona Filippini si serve invece della fotografia come mezzo per cogliere, attraverso i dettagli delle manie dei volti e con un uso quasi evanescente del colore, una realta' intima e introspettiva. Berengo Gardini pone l'accento sulle comunita' monastiche come luoghi di lavoro e di produzione: la sua immagine nitida nell'essenzialita' del bianco e nero ci restituisce uno sguardo pulito e analitico sul mondo monastico, con l'occhio abile di chi negli anni ha saputo scoprire il valore della fotografia come strumento di indagine sociale, documentazione, descrizione ambientale. Il fotografo ligure non si discosta nemmeno in questo caso dalla volonta' che da sempre anima il suo lavoro: narrare per immagini la diversita' di vita e di costume, di abitudini e di lavoro che nella vita andato scoprendo nei manicomi cos" come nelle risaie del nord o tra gli zingari. La vita monastica si rivela qui non solo come vita mistica e ascetica ma come vita di lavoro attento e prezioso. Anche Gianfranco Lunario ci restituisce una visione del mondo monastico dedito alla concretezza del lavoro quotidiano : un lavoro soprattutto manuale - dalle stamperie alle falegnamerie al lavoro della terra - che rivela una dimensione di impegno non separata dalle cose del mondo ma anzi in una comunione profonda e intima con esse. "Dentro e fuori i monasteri" compone allora, nella diversita' di ogni scatto e di sensibilita' estetica, un quadro sfaccettato e non convenzionale della vita monastica, che viene ritratta nelle cose di ogni giorno, al di fuori di qualsiasi enfatizzazione romantica. Rivelata dalla fedelta' di questi scatti, l'idea di comunita' che emerge da queste immagini anche qui allora il luogo di un'appartenenza, tuttavia non d'emarginazione: la comunita' diventa una dimensione di vita in cui non ci sono distinzioni etniche, sociali o culturali e in cui, lontano dalla girandola del mondo dei consumi forzati, sembra potersi riscoprire il valore e la serenita' della quotidianita' di un lavoro e di un impegno a misura d'uomo. |
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Backstage with Mary Angela Schroth, testo di Kathryn Drake nel The Wall Street Journal Europe, Feb. 18-20, 2008. | ||

